Visita a Taizé          

Visita a Taizé          

La comunità di Taizé è di orientamento ecumenico e prevede regolari momenti di preghiera al mattino, a mezzogiorno e alla sera, durante i quali i famosi canti di Taizé, la lettura della Bibbia, il silenzio condiviso e la partecipazione alla comunione giocano un ruolo centrale. I circa 60 fratelli invitano giovani da tutto il mondo a partecipare alla loro vita per una settimana. Infatti, circa un migliaio di giovani portoghesi erano a Taizé contemporaneamente alla nostra delegazione.

La lettura comune del libro di Gioele (2,12-18) ha portato la delegazione a una conversazione con il priore della comunità, Fratel Matthew, e con i Fratelli Richard e Andreas. Il testo ha colpito i lettori proprio in riferimento all’Europa, là dove dice: “Laceratevi il cuore e non le vesti”. L’appello è rivolto a tutte le generazioni, affinché si avvicinino a Dio con sincera devozione e chiedano la sua misericordia. Su questo il gruppo era d’accordo. Essendo a contatto con tanti giovani, i fratelli di Taizé hanno anche un’idea delle loro paure, per le quali sentono urgente l’esigenza di essere accompagnati. Taizé è quindi senz’altro un luogo spirituale per i giovani, dove trovano ascolto e comprensione.

Come si può ora costruire un ponte da Taizé a IpE? Il trio ha riconosciuto che il carisma dei Fratelli e il loro contributo all’Insieme e, di conseguenza, anche all’Europa, risiedono nella loro vicinanza ai giovani, nella fedeltà alle loro preghiere e alla loro ospitalità. Ora bisogna individuare insieme i prossimi passi, a partire dall’amicizia diventata più profonda. E chissà? Forse in futuro ci sarà un incontro di “Insieme per l’Europa” di giovani a Taizé? I fratelli e noi possiamo certamente immaginarlo.

Suor Nicole, P. Raffael e Matthias sono tornati a casa contenti e pieni di gioia. “Oltre all’incontro con i fratelli di Taizé, questi giorni ci hanno avvicinato tra di noi – che siamo tra i più giovani nel nostro Comitato di Orientamento. Abbiamo bisogno di tali esperienze. I viaggi che facciamo insieme e gli incontri con i diversi Movimenti che visitiamo, ci fanno capire: “Insieme in Europa vive e noi continuiamo insieme!”

Beatriz Lauenroth

Pregare è trasformare la realtà

Pregare è trasformare la realtà

Ormai da circa quattro anni, prima dello scoppio della guerra su larga scala in Ucraina, ogni giovedì sera ci riuniamo online per pregare insieme per la pace, siamo di culture e nazioni diverse dell’Europa orientale e occidentale. E da alcuni mesi si sono uniti anche rappresentanti della Terra Santa.

Siamo solo un centinaio ma è sempre un momento sacro che ci fa sentire una sola famiglia che prega e chiede insieme la pace a Dio. Per noi qui in Ucraina è un dono grande pregare insieme perché ci dà la forza di andare avanti, facendoci sentire la vicinanza di tante persone. E questo ci dà la speranza per il futuro.

Raccontano Marjana e Pavel Snoj: Quel 22 febbraio 2022 con l’aggressione della Russia in Ucraina ci ha sorpresi ed angosciati – non ce l’aspettavamo proprio! Noi in Slovenia sappiamo che cosa sia una guerra; l’abbiamo vissuta anche dopo il disgregamento della Ex-Jugoslavia all’inizio degli Anni ’90 e ne portiamo ancora le ferite. Per questo ci siamo chiesti che cosa potessimo fare contro questa guerra, che è sempre fonte di dolore, distruzione e morte. Una possibilità ci è stata subito evidente: la preghiera! Perché siamo certi che la preghiera può ottenere tutto da Dio.

Ci siamo, quindi, decisi a fare una preghiera online. Siamo ca. 60 persone di vari Movimenti e Comunità, che pregano insieme ogni giorno per 30’ dal febbraio 2022, e non abbiamo mai smesso di farlo, per nessun motivo. Alla fine della preghiera rimaniamo ancora brevemente collegati ca. 5 – 10 minuti per scambiare le ultime notizie sulla guerra, i dolori e le gioie che viviamo quanti siamo presenti. Veramente si crea tra di noi una vera famiglia, perchè viviamo l’uno per l’altro. Crediamo nella pace e che essa sia presto possibile.

Judith Kaiser scrive: “Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera» – così l’appello della Lettera ai Romani 12:12. Forse è questo appello che ci riunisce ogni martedì sera come cristiani di diversi Movimenti e Comunità – area di lingua tedesca – nella preghiera ecumenica su Zoom per la pace in Ucraina.

Nella nostra preghiera per una pace giusta poniamo la nostra fiducia nell’aiuto del Signore in tutte le necessità di cui siamo consapevoli. Da novembre 2023, siamo un numero costante di 10-20 persone che pregano. Grazie alla partecipazione di Miroslav di Uzhhorod e, a volte, anche di Viktor di Lviv, l’Ucraina è sempre presente nella preghiera su Zoom. Le loro percezioni, i loro racconti, i loro saluti e le loro richieste ci aiutano a pregare nel concreto e a riconoscere l’azione di Dio. Il nostro legame nella preghiera spesso ci fa sentire una vicinanza profonda che rinfranca il cuore. Dopo un breve impulso, preghiamo ad alta voce o in silenzio, intercedendo, benedicendo, professando la Parola di Dio… ognuno a modo suo. Alla fine, rivolgiamo la preghiera in modo specifico anche alla situazione in Israele. Una volta al mese, Hans-Joachim Scholz ci guida nella preghiera di riconciliazione. Spesso sperimentiamo di essere noi stessi benedetti e rafforzati nella fede attraverso questo appuntamento. E Dio agisce sempre di nuovo – rendiamo grazie a Lui per questo!”

Ci piace concludere con un pensiero di Papa Francesco 1 : “Forse la forza dell’abitudine e una certa ritualità ci hanno portati a credere che la preghiera non trasformi l’uomo e la storia. Invece pregare è trasformare la realtà. È una missione attiva, un’intercessione continua. Non è distanza dal mondo, ma cambiamento del mondo. Pregare è portare il palpito della cronaca a Dio perché il suo sguardo si spalanchi sulla storia. (…) Se la preghiera è viva… provoca continuamente a lasciarci inquietare dal grido sofferente del mondo”.

Chi è interessato a partecipare a uno di questi momenti di preghiera può prendere contatto con noi attraverso il sito.

La segreteria internazionale di Insieme per l’Europa

1 Omelia nella Chiesa del Gesù in Roma, il 12 marzo 2022

Grazie, vescovo Krause!

Grazie, vescovo Krause!

Profondamente radicato nella sua fede, il vescovo Christian Krause è stato pioniere e sostenitore convinto dell’unità dei cristiani. Dopo anni di consultazioni con la Chiesa cattolica, ha potuto firmare – per la Federazione Luterana Mondiale – la Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della Giustificazione il 31 ottobre 1999. In quella storica giornata incontrò Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. “Lei e il card Miloslav Vlk si trovarono improvvisamente davanti a me e iniziò un rapporto molto speciale. Ho conosciuto il carisma dell’unità, Gesù in mezzo…”, raccontava in una conversazione telefonica pochi giorni prima della sua morte.

Nel 2004, insieme a 55 vescovi di varie Chiese, partecipò alla prima grande Manifestazione organizzata dalla rete ecumenica Insieme per l’Europa a Stoccarda. La sera precedente – si stava concludendo il Congresso dei collaboratori – salì sul palco con il cardinale curiale Walter Kasper e guardando la sala, affollata di 2.000 persone, disse: “Ero sopraffatto dall’emozione. Il mio cuore era pieno di gratitudine nel guardare una sala e sapere: queste persone sono tutte mie sorelle e miei fratelli!” (cfr. Neue Stadt, 6/2004)

Da quel momento in poi, il vescovo Christian ha accompagnato il cammino della nostra rete con grande fedeltà. Per lui si trattava di una “nuova ripartenza ecumenica” sulla via dell’unità dei cristiani. In occasione dell’85° compleanno del Cardinale Kasper, in un discorso tenuto presso l’Ambasciata tedesca presso la Santa Sede a Roma, disse: “Nel frattempo, il cammino dal conflitto alla comunione è proseguito su molti livelli. Uno di questi livelli è costituito dai Movimenti e dalle Comunità spirituali che, in riferimento alla Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della Giustificazione, si stanno sempre più riunendo al di là dei confini nazionali e confessionali per sviluppare nuove azioni comunitarie ecumeniche, come, ad esempio, Insieme per l’Europa.” (cfr. Rammler, Christian Krause: Weite Wagen, p. 302).

Restano indimenticabili i suoi interventi di incoraggiamento, che rivolgeva ripetutamente agli Amici della rete. Erano innovativi, spesso profetici. Al recente incontro di Graz-Seggauberg, il suo messaggio audio è stato uno dei punti salienti per molti dei 200 partecipanti. Tra l’altro, ha detto: “Quando l’incontro avrà luogo a Graz, tra le giovani generazioni ci sarà un desiderio di unità ancora più forte di prima. Questo desiderio non si esprime solo in ambito ecclesiale, ma in generale. Ci stiamo disintegrando, l’Europa si sta disintegrando in modo sconvolgente. Ma anche i nuovi partenariati e raggruppamenti di natura politica, economica e così via, le nuove guerre in corso… Ecco perché è ancora una volta estremamente importante che i cristiani si rendano conto che l’unità è il loro mandato. È il loro dono. Quindi: il carisma dell’unità, Gesù in mezzo. Questo basta, questi sono i pilastri. Pertanto, cristiani, avanti per favore. Questa è Graz, questa è la mia speranza”!

Una giovane partecipante ha commentato: “Questa staffetta la prendo in consegna io!” E con lei, molti altri hanno fatto propria l’eredità del vescovo Christian Krause.

Siamo coscienti che con lui viene a mancare un uomo che ha sperimentato nella sua vita l’amore senza limiti di Dio. Il suo messaggio di unità dei cristiani come risposta ai bisogni del nostro tempo rimane vivo tra noi. È doloroso perdere un amico così amato e saggio, ma siamo grati per una vita così benedetta che ha condiviso con molti.

Caro fratello, vescovo Christian, conserviamo il tuo ultimo appello nei nostri cuori: “Andate avanti, siete sulla strada giusta!” Restiamo uniti a te, nel credere che nulla può separarci dall’amore di Cristo.

Maria Wienken

Si lotta anche lontano dal fronte

Si lotta anche lontano dal fronte

Mukachevo: non avevo mai neanche sentito parlare di quella cittadina nell’Ucraina occidentale, quando vi sono arrivata lì nel settembre del 2024. È confinante con Ungheria, Slovacchia e Polonia. Sono arrivata lì un bel giorno di settembre, con l’intento di sostenere la piccola comunità dei focolari in questo Paese martoriato dalla guerra. Gli amici ucraini mi avevano detto: “Quando si è incominciato a bombardare Kiev nel 2022 tutto il mondo ci seguiva. Ora l’interesse è calato ed incominciamo a sentirci abbandonati.” Questa constatazione – non priva di amarezza – mette in moto qualcosa dentro di me: Sì, voglio dare anch’io un segno di solidarietà, per dirlo colle parole di Papa Francesco, di farmi “prossima” di un’esperienza che sembra lontana dalla mia vita. Questa mia scelta viene facilitata dal fatto, che io parlo il russo – lingua con cui ci si può capire con gli ucraini. Decido, quindi, di mettermi a disposizione per un determinato periodo.

Lo spazio aereo sopra l’Ucraina è chiuso. Il viaggio per arrivare a Mukacevo dall’Olanda, dove abito, dura due giorni. All’arrivo incomincia un’esperienza a me sconosciuta: allarmi e poi i bombardamenti, per es. sulla centrale elettrica di Mukacevo. Ad ogni allarme, le persone – consciamente o inconsciamente – cadono in uno “stato di shock”. Un amico sceglie un paragone drastico per illustrare quanto succede a livello psicologico e spirituale: “È come staccare più volte di seguito la spina di un computer acceso. Quando si riattacca, il sistema soffre. E il fisico non dimentica. La psiche, l’anima viene scossa. In Ucraina si vive così da tre anni.”

Forte è per me l’incontro con le donne, che dispongono per la maggior parte di una forte fede in Dio. Tanti uomini sono al fronte, o feriti, o morti in guerra. Altri sono scappati o si nascondono da qualche parte. Le focolarine mi spiegano: “Noi siamo rimaste in Ucraina per fare insieme alle persone un’esperienza di Dio fra noi. Lui ci dà la forza di resistere.”

Si dice che gli ucraini sono un popolo molto tenace, che non si arrende facilmente. Sento di poter imparare molto da loro. La quarantenne Oleksandra gestisce un’azienda di mobili a conduzione familiare. Un tempo l’attività era fiorente, ma ora lei non sa come portarla avanti, perché gli uomini che lavoravano nella sua ditta sono stati reclutati per il servizio militare. Sembrava che le venisse tolta la base economica per il sostenimento della sua famiglia. Io rimango colpita dalla fede di Oleksandra in Dio, che le fa affrontare con coraggio e creatività ogni giorno questa situazione assai precaria.

Irina è una donna come tante qui in Ucraina, con il marito al fronte nel Donbass. Si parlano spesso a telefono e lui le racconta cose orribili, ma le racconta anche la solidarietà e la speranza tra i soldati. Lui sostiene di non riconoscersi in nessuna fede, ma anche lui ha iniziato a pregare. “Al fronte”, dice lui, “le persone che sono lontane da Dio non esistono. Ci sono momenti in cui tutti pregano”.

Tanja è fuggita da una città occupata, con le sue due figlie, di 10 e 12 anni. Le aveva nascoste in macchina, tra le valigie. Nella coda al posto di blocco, qualcuno davanti a loro è uscito dall’auto; colpito da un proiettile, è morto all’istante. Tanja era terrorizzata, ma in quel momento pensava solo a come premere l’acceleratore, nel caso in cui fosse stata colpita, per portare le sue bambine in salvo.

Io mi sono fermata soltanto alcuni mesi con queste persone. Al mio rientro a casa nei Paesi Bassi, m’accorgo che qualcosa dentro di me è cambiato profondamente. I mesi in Ucraina mi hanno impartito una “lezione di vita”: una fede incrollabile in Dio e la dignità di saper perseverare sempre, senza alcun lamento. Ebbene, sono state le donne ucraine come Tanja, Irina e Oleksandra, che mi hanno insegnato con la loro vita che vale la pena di credere in un Dio che non abbandona mai la sua gente.  

Beatriz Lauenroth

Foto: ©privato

La Pasqua è di Cristo!

La Pasqua è di Cristo!

In questa occasione, Insieme per l’Europa ha unito le forze con un importante Associazione ortodossa – l’Assemblea interparlamentare dell’Ortodossia (I.A.O.) – così come con il Movimento dei Focolari e JC2033, un Movimento che invita a intraprendere un cammino ecumenico verso il 2033, il Giubileo dei 2000 anni dalla risurrezione di Gesù.

Gerhard Pross, moderatore di IpE, ha presentato al Patriarca l’iniziativa “Pasqua insieme 2025”. “Nel nostro desiderio che la fede sia il fondamento dell’Europa”, ha detto, ”crediamo che il 1700° anniversario del Concilio di Nicea sia un’ottima occasione per concentrarsi sull’unità dei cristiani, perché il Credo niceno è la nostra comune confessione di fede. Per questo vogliamo sostenere tutto ciò che sta facendo, affinché si accenda un nuovo fuoco e si possa testimoniare il Cristo risorto su larga scala”.

Nella sua risposta, il Patriarca Bartolomeo ha annunciato che una Commissione ecumenica sta lavorando al programma per la commemorazione della Pasqua comune e per la celebrazione del 1700° anniversario del primo Concilio ecumenico. La commissione ha già visitato Iznick – il nome turco di Nicea – ed esaminato le condizioni.

Il sindaco di Nicea è molto favorevole e pronto a collaborare con questa Commissione. È stato anche esteso un invito a Papa Francesco. Da quello che ricorda, questo sarà il loro 13° incontro. Ha anche sottolineato che la data della Pasqua non è una questione di dogma o di fede, ma di calcolo astronomico.

L’iniziatore del progetto “Pasqua insieme 2025” è l’I.A.O.. Ioan Vulpescu, il suo nuovo Presidente (ed ex ministro rumeno dell’Istruzione), ha ricordato il significato della parola “ecumenismo” (oikoumene): cioè, il mondo abitato, la terra concepita come una casa dove vivono tutti i popoli, tutte le tribù e tutte le lingue. La missione dell’I.A.O. è quella di far sì che ogni credente, ovunque si trovi, in qualsiasi stato e all’interno di qualsiasi società, si senta sicuro a casa propria. Un’ “oikoumene” da costruire attraverso il dialogo!

Il Patriarca ha elogiato gli sforzi dell’I.A.O. per promuovere i valori cristiani e rafforzare il dialogo tra i popoli. Ha sottolineato, inoltre, il suo ruolo nella difesa dei diritti umani e nella promozione della convivenza pacifica, nello spirito di amore di Cristo che ha detto: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.  Ha osservato con grande tristezza il conflitto in corso in Ucraina, che non solo minaccia la stabilità della regione, ma sta anche causando nuove divisioni all’interno della Chiesa ortodossa. Prega costantemente per la pace e la riconciliazione.

Meno di una settimana dopo, il 19 settembre, la stessa delegazione è stata ricevuta in udienza da Papa Francesco a Roma; egli ha espresso la sua gioia per il lavoro svolto e per vederci insieme, cristiani che rappresentano tutte le famiglie delle Chiese. Ha condiviso la speranza che “la celebrazione comune del giorno della Risurrezione non sia più un’eccezione, ma diventi la norma”. E ha incoraggiato le persone coinvolte nella ricerca di un accordo condiviso, “evitando tutto ciò che potrebbe, al contrario, portare a nuove divisioni”.

Nel suo intervento a nome di “Pasqua Insieme 2025”, Ioan Vulpescu, presidente di I.A.O., ha sottolineato il messaggio positivo che questa iniziativa porta ad un’Europa in crisi per unificare la data della Pasqua. È meraviglioso che i parlamentari si preoccupino dell’unità della Chiesa e della sua testimonianza nella società.

È stato toccante che Papa Francesco abbia trovato il tempo di salutarci personalmente, rinunciando a leggere il discorso che aveva preparato (per leggero clicca qui>>).

Infine, la cosa più importante per lui non è il calendario, ma testimoniare insieme la risurrezione di Cristo, che manifesta l’amore di Dio per tutta l’umanità. “Soprattutto”, continua,” la Pasqua non è frutto della nostra iniziativa, di un calendario o di altro… La Pasqua è di Cristo! E a noi fa bene chiedere la grazia di essere sempre più suoi discepoli…

Cerchiamo pertanto di riflettere, condividere e progettare insieme, tenendo Gesù davanti a noi, grati per la sua chiamata che ci ha rivolto e desiderosi, di diventare, nell’unità, suoi testimoni, affinché il mondo creda”.

Martin Hoegger

Foto: © VaticanMedia e Centro Uno

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